defe ~ la sezione aurea del fandom (cit.) ([info]el_defe) wrote in [info]dietrolequinte,

Fic: Spelling

Salve, qui è l'uomo delle puliz... della community *occulta i cadaveri di Dignità, Paranoia e Vergogna fischiettando allegramente*. Ho quasi finito di floodare le vostre deliziose f-list con le fanfiction pregresse, gioitene. Anche perché tra poco comincio con la roba nuova XD.

Titolo: Spelling
Autore: [info]el_defe
Beta: [info]faechan santa subito
Fandom: RPF - Inter F. C.
Personaggi: Zlatan Ibrahimović, José Mourinho *muore cento volte*
Rating: 18+ / NC-17
Warning: Slash, Scene di sesso
Conteggio Parole: 2609 (Word)
Note: Scritta un mesetto fa, per il compleanno di [info]lisachanoando. Uhm, non so più cosa sia la vergogna, palesemente XD per note più dettagliate, attendere che le sinapsi del proprietario si riconnettano.
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*tutti i sistemi operativi*
Okay XD come stavo dicendo, ho scritto per il compleanno della Liz *cuoricini*. Sparse all'interno della raccolta di ventisei drabble potrete trovare parecchie quote ufficiali (non so più cosa sia vero e cosa no, ormai) e fatti realmente accaduti, un paio di avvenimenti della splendida God, and after God, me (sempre della Liz, of course - LEGGETELA! Merita tantissimo), citazioni autoreferenziali e perfino una self-insertion *faccine orgogliose*, varie ed eventuali.
Ci tengo a dirlo: non esiste una squadra in A per cui io riesca a simpatizzare XD lasciatemi piangere in silenzio sulle sorti del calcio e del volley veneto ed esultare per quello degli altri sport \O/.
Triplice ringraziamento: va fatto in anticipo, per una volta.
A Pucchyko, perché mi ha generosamente concesso di utilizzare le regole della sua bellissima Challenge Alphabet - 26 lettere per dire ti amo.
Alla Liz, perché anche se il nome della ship l'ho tirato fuori io, c'è da dire una cosa fondamentale: se lei non avesse cominciato a shippare Jobra, l'umanità avrebbe perso la succitata God, and after God, me.
Alla Fae, perché in principio era un drabble, e poi cinque, dodici e ventisei: ha sacrificato un intero lunedì della sua vita per starmi dietro, istigarmi con la frusta betarmi in corsa e convincermi che non avrei potuto pubblicare solo le cento parole ispirate alla S.
Disclaimer: Questa fanfiction non è a scopo di lucro. Non si vuole offendere o essere lesivi nei confronti delle persone reali descritte. Niente di quanto narrato nelle fanfiction qui contenute è realmente accaduto e non si pretende di dare tramite esse un ritratto veritiero di eventi o personalità. È una serie di pura fantasia e non vuole descrivere atteggiamenti reali. La presenza di contenuti espliciti o non adatti a tutte le età sarà debitamente segnalata, pertanto l'eventuale fruizione di tali contenuti ricade sotto la piena responsabilità degli utenti.
Introduzione: Sì, ama tutto di lui, dalla A alla Z.





Spelling

Arrivare alla Pinetina prima degli altri potrebbe farlo passare per stacanovista o chissà cosa, ma a Zlatan importa relativamente poco o nulla di questi altri. Per essere più precisi, gli importa zero di chi non conosce, cinque di chi rispetta, otto dei suoi amici, dieci dei suoi figli e di Helena.
Ha iniziato a classificare il mondo con questa scala da quando ha cominciato a distinguere le lettere dell'alfabeto, probabilmente, ma ha mandato tutte queste divisioni nel cassonetto quando è riuscito a dividere il mondo in due parti: José e lo spogliatoio da una parte, e tutto il resto dall'altra.


Baciare José per la prima volta è stato strano. Zlatan non ha capito se quelle labbra erano davvero quello che voleva davvero oppure no, ed è rimasto impalato con le labbra serrate per tutto il tempo, lasciando il suo mister quasi con un palmo di naso.
Il secondo tentativo, naturalmente, è andato un po'... molto meglio; e anche se hanno dovuto attendere più di una settimana per riprovarci - perché con tutta quella gente attorno è un po' difficile scoprire che sapore ha la sua bocca senza farsi cogliere in flagrante - Zlatan ha capito che lo vuole per davvero.


Cedere non è mai stato un tratto distintivo di nessuno dei due. Forse è questo ciò che davvero li accomuna - non l'essere temporaneamente allenatore e giocatore della stessa squadra, non una relazione in cui ognuno dei due manda l'altro a quel paese ogni volta che può, e non certo quegli incontri troppo brevi con loro due chiusi a chiave in uno spogliatoio.
Neanche quando lo sente affondare con decisione dentro di lui si dimostra arrendevole: stringe i pugni contro la parete, poggiando la fronte contro le piastrelle gelate, e pensa a loro, a José e a nulla in particolare.


Discorsi di un bambino capriccioso o consigli di un allenatore? Spesso fa fatica a propendere per una delle due opzioni, perché José è decisamente incostante ed è molto difficile captare le sfumature nel suo tono di voce, specie quando sente i suoi polpastrelli sfiorarti il petto e seguire le linee tracciate dai suoi stessi - uhm, ci sono dei muscoli anche lì? Non potrebbe dirlo con certezza, davvero - dai suoi stessi muscoli; poi sente che José ha afferrato la sua erezione, e a quel punto perde il filo e non comprende più nulla.
Certo, preferirebbe parlare dopo, non durante.


Esagerazioni. Ogni volta che qualcuno chiede a José di lui, si spertica in lodi, neanche fosse il giocatore più forte del mondo. Zlatan sa di essere, se non il migliore, uno dei cinque o sei più bravi, ma non vuole che sia proprio lui a dirlo. Sa anche che rimarrebbe deluso, se un giorno (un giorno molto lontano, ovviamente: magari a fine carriera), dalla panchina di un'altra squadra, José dicesse lo stesso di qualcun altro.
Quello che non sa, invece, è che José dice che lui è il migliore perché è suo; dietro, ovviamente, ognuno può leggerci ciò che vuole.


- Fifa?
Zlatan gli risponde con un grugnito, continuando a picchiare i tasti del joypad; in altre occasioni non sarebbe mai così irrispettoso, ma la concentrazione è tutto in questo momento. Sente il respiro tranquillo di José alle sue spalle, no, vicino alla sua nuca - sa bene che gli basta il calcio giocato, e che quello simulato non suscita in lui alcuna attrattiva - ma continua a fissare il se stesso nello schermo che scarta un paio di avversari, pensando con orgoglio che l'Ibra virtuale segna un po' meno spesso di lui, e che non ha un mister così.


- Giochi ancora? - gli chiede, quasi geloso della sua mancanza di attenzioni.
- Minuti... di recupero. - È teso nello sforzo di cercare la rete che potrebbe evitargli i supplementari, e ci mette un po' per capire che gli sta accarezzando il collo, scivolando giù, giù, al di sotto della maglietta; un po' che gli basta per segnare davvero e chiudere la partita contro qualcuno dall'altra parte del mondo - o nell'altra stanza, chissà.
Si piega all'indietro a cercare la sua bocca, attendendo che gli dica il fatidico - Sì, l'ho chiusa - che lo rassicuri ancora una volta.


Helena lo attende ogni domenica notte, con infinita pazienza. Lo accoglie sempre con il suo sorriso più radioso, e il cuore di Zlatan fa ogni volta una capriola di gioia: Maxi che cresce alto come lui e bello come Helena, Vincent ancora così piccolo tra le sue braccia, e poi c'è lei.
Zlatan la ama, ovviamente, e ama i bambini, e non vorrebbe mai separarsi da nessuno dei tre - neanche se glielo chiedesse José lo farebbe, ovvio, ma lui sa che non deve mai chiederglielo. Finché potrà, finché non ci saranno domande, avrà spazio per lei e per lui.


Invertendo l'ordine degli addendi il risultato non cambia.
È una lezione stupida, quella che gli ha impartito il mister - non è mai sbagliato invertire i ruoli, le regole, tutto - ma con José non c'è mai niente di stupido. Non è la prima volta che lo fanno, non è la prima volta che José è costretto a poggiarsi contro le piastrelle della doccia, non è la prima volta che Zlatan cinge i suoi fianchi e lo penetra lentamente. Ma non si abituerà mai ad essere lui a comandare, ne è certo: e abbandonarsi totalmente al piacere è stranamente difficile.


José è un nome molto meno difficile da pronunciare rispetto al suo; quando rotola lungo la lingua di chi sa un minimo di portoghese, evoca i climi caldi delle coste atlantiche, il calore, la simpatia. E anche quando è un suo nemico a sputarlo via con asprezza, il suo nome è un baluardo che resiste alle ondate di marea delle malelingue e dell'invidia.
È incredibile quanta potenza possa avere una semplice parola; ma Zlatan non dice mai José, non chiama mai per nome il suo mister, e forse è più giusto così. Non c'è spazio per i nomi, di solito.


Kellogg's con latte intero.
Zlatan fa colazione con una calma serafica, sorridendo tra sé all'ennesima smorfia inconcepibile di José che significa "robaccia" - se potesse, prenderebbe volentieri quella tazza per gettarla via dalla finestra.
Zlatan ha imparato un sacco di cose da quando è a Milano, dal potenziare naturalmente le sue abilità a ergersi finalmente come faro per la squadra, alla possibilità di rendere imprevedibile ogni azione e far saltare gli schemi avversari. E ha imparato che José detesta il latte con i cereali.
Tutte cose che fino all'inizio della stagione non aveva mai compiutamente perfezionato, a parte, forse, l'ultima.


- Lubrificante - è l'unica, concisa spiegazione che José gli concede, quando nota il suo sguardo interrogativo e un po' perso nell'eterno dubbio oddio-cosa-sto-facendo; non che sapere il contenuto del tubetto lo rassicuri molto di più, sia chiaro, ma José è il mister, e le sue mani che lo costringono a voltarsi sono un ordine gentile e perentorio insieme.
Il contatto con le dita umide lo costringe a sussultare e a inarcare la schiena a disagio, ma quelle mani - sempre quelle mani, maledizione - sono migliori di un calmante.
Poi José lo penetra, molto lentamente. E Zlatan si perde del tutto.


Magre è l'unico aggettivo che Zlatan non può associare alle mani del mister, in tutta onestà. Può dar loro delle inopportune, perché se le ritrova sempre a scostare l'elastico dei suoi boxer, neanche avessero una vita propria (forse ce l'hanno davvero, una vita propria, non si spiegherebbe altrimenti); sono tozze, sono inclini a gesticolare e a indicare in ogni occasione, sono poco eleganti, sono spesso pronte a dargli una pacca sul sedere, sono avvolte intorno alla sua erezione ogni volta che possono - e qui ci si ricollega alla possibilità già espressa.
Sono, è questa la definizione più adatta, sì.


"Nemmeno di un secondo", si era ritrovato a pensare amaramente. Beh, era la verità, e trascinarsi dietro Adri per tutto il corridoio in maniera appena più scostante del solito non cambiava di molto la situazione.
I dubbi sono l'invenzione più sadica di chi ha creato il mondo; il silenzio segue subito a ruota, probabilmente, e al terzo posto potrebbe sistemare se stesso, o José, o entrambi - forse è José, perché è troppo vicino a Dio per stare da qualche altra parte.
Zlatan la smette di pensare, e si accorge che non sono neanche usciti dal centro. Adri ancora sogghigna.


Oggi non è come ieri, e non potrà essere come domani.
Zlatan borbotta sottovoce qualcosa sulla propria orrenda vena poetica, continuando a scrivere un messaggio per Helena e a camminare per raggiungere la palestra. Anche oggi non c'è nessuno, anche oggi c'è solo José prima di tutti gli altri - perfino prima di lui - e anche oggi c'è quella scarica che li attrae senza scampo.
Ma non c'è nulla di abitudinario nel modo in cui Zlatan costringe il suo mister tra il proprio corpo e la parete. E José, con la nuova smorfia di oggi, sembra approvare la sua iniziativa.


Palermo è una città come le altre, che Zlatan archivia semplicemente sotto la voce "città in cui abbiamo stravinto". Il mister ha ragione a dirgli che per sostituire lui serve un'intera squadra, visto che ha demolito gli avversari con un paio di colpi ben piazzati; ha ragione a voler aspettare fino all'ultimo istante, prima di chiudere a chiave la porta dello spogliatoio - e fregarsene se è un po' difettosa - e ha ragione a dirgli, dopo aver scopato, che è stata una grande partita e che è orgoglioso di lui. E l'orgasmo non fa che acuire il suo compiacimento.


- Quanto?
- Due settimane - risponde, il volto contratto per il dolore; stringe così tanto gli occhi da farli sembrare due fessure, ma il suo campo visivo non varia di molto.
Quando il medico li lascia soli, però, lo costringe a chinarsi verso di lui, e lo bacia.
- Non mi sembra che ti faccia così male, dopotutto - sussurra, un occhio rivolto alla porta.
- Fa male - ribadisce, mordicchiandogli appena il labbro inferiore in segno di protesta. - Dovresti credermi sulla parola, mister.
Una mano si infila tra le gambe di Zlatan. - Oh, lo faccio eccome.


Ritornare alla Pinetina dopo le vacanze forzate è come riassaporare un dolce della propria infanzia, con la pasta frolla che si scioglie in bocca e il ripieno appetitoso che ti stordisce per la sua bontà inaspettata.
Dopo il primo allenamento successivo all'infortunio, la serratura scatta di nuovo. E ritornare in quello spogliatoio, con José che quasi vorrebbe punirlo per essere stato costretto a rinunciare a lui per due partite importanti, con José che lo scopa con più energia e lo masturba con più violenza di quanto Zlatan sia stato abituato fino ad allora... beh, è esattamente lo stesso, per lui.


- Slash?
José legge la pagina Internet che Zlatan gli ha appena aperto sullo schermo; grazie al riflesso, può godersi il cambiamento della sua espressione in tempo reale, da stupito a furibondo (senza alcuna traccia di imbarazzo, c'è da dirlo).
- Ma è proprio... - balbetta, incerto. - Come hanno fatto a-
- Mister, rilassati. I racconti di questi due sono solo frutto di fantasia.Tanta fantasia - aggiunge ironicamente, ma José non risponde. - Ecco, lo dicono qui. Quindi noi siamo in una... fanfiction, mister.
- Tutto sta - commenta divertito, massaggiandogli la base del collo - nel farglielo credere.


- Te l'ho già detto! - Il tono di José è così diverso dal solito - le parole che si accavallano l'una sull'altra in un guazzabuglio nervoso di solo lui sa bene cosa - che Zlatan sarebbe quasi propenso a lasciar perdere.
Quasi, appunto.
- Lo dici a tutti! Al Porto lo dicevi a Deco, al Chelsea lo dicevi a Lampard, e il fatto che tu ora sia qui è solo... un caso, ecco!
- Dovresti essere più ambizioso, senza cercare di attirare la mia attenzione - ribatte, ma sfilare i pantaloni al migliore non lo rende molto più credibile.


Una richiesta inconsueta, quella di José.
Quando Adri è riuscito a carpire il nuovo segreto, tra mezze parole, silenzi orgogliosi e sguardi enigmatici, ha riso per più di mezz'ora; si è reso così insopportabile che Zlatan ha dovuto costringerlo al silenzio, con un paio di gomitate decise nello sterno.
Quando Zlatan ha visto per la prima volta Villa Ratti, però, ha ridacchiato a sua volta; è una tenuta troppo vasta per essere tenuta sotto controllo da una moglie gelosa, che sicuramente non andrà a controllare se suo marito sta scopando un suo calciatore in uno dei tanti appartamenti degli ospiti.


Vorrebbe che non ci fossero giornalisti a frotte ogni volta che muove un passo men che discreto. Giornalisti che fotografano lui, Helena e i bambini in centro a Milano, giornalisti che sparano cazzate in conferenza stampa, giornalisti che si crogiolano nelle loro ovvietà quando ti afferrano il braccio a fine partita per trascinarti sotto il cartellone pubblicitario. E il mister ha decisamente ragione, quando li accosta alle puttane: il giorno in cui l'ha detto avrà anche scatenato un putiferio mediatico, ma Zlatan avrebbe voluto baciarlo di fronte a tutti - almeno i giornalisti avrebbero avuto qualcosa di interessante da scrivere.


We are the Champions potrebbe sembrare una scelta troppo scontata, per un calciatore fuori dal normale; non può evitare di fremere, però, quando le prime note della canzone riempiono l'abitacolo del SUV (la Ferrari sarà anche più bella da guidare, ma è scomodissima per altre ragioni).
Zlatan zittisce lo stereo quando si ritrova in vista della villa, e non fa in tempo a spegnere l'auto che si ritrova la lingua di José tra le sue labbra, la cerniera dei pantaloni già abbassata e il perfetto silenzio che li avvolge, ancora una volta. E dire che nessuno li potrebbe sentire, lì.


X è l'incognita. Una volta era Adri, la cui unica colpa è quella di essere tornato indietro, un giorno, a cercare il cellulare perduto e di averli beccati con i pantaloni abbassati; ma almeno ha avuto il buonsenso di prendere quello stramaledetto telefono e di uscire in silenzio, senza commentare né dopo né mai, e quindi il posto da incognita ha bisogno di un nuovo casting.
La sola speranza di Zlatan è che nessuno riesca a dare un valore a quella X, e le passeggiate esasperate di Adri lungo i corridoi deserti sono un ottimo deterrente alla risoluzione del problema.


Y è la seconda incognita in un sistema a due variabili. Zlatan ha sempre fatto fatica a seguire l'algebra, quando i dati richiesti raddoppiavano e si sovrapponevano in un pastrocchio arzigogolato - e da quando ha tradito la matematica per il pallone, ha lasciato i dati a chi di dovere.
La seconda incognita è il suo cervello, che si spegne tutte le volte che José entra dentro di lui, o forse è la tozza mano di José che continua a scorrere avanti e indietro, ritmicamente. O forse non c'è una seconda incognita, perché è tutto fin troppo chiaro per entrambi.


Zeta è l'ultima lettera dell'alfabeto.
Alcuni la usano per indicare la fine di un ciclo, o di un discorso. Per Zlatan, ovviamente, è l'inizio di ciò che è: non è un caso che sia spesso controcorrente rispetto all'opinione comune, o che spicchi in mezzo a un gruppo con quella che, una volta, qualcuno ha chiamato eleganza prepotente.
Ora che è da solo in quello spogliatoio, in attesa, si chiede se davvero ne valga la pena. E la risposta gli giunge immediata alle labbra quando la porta si apre verso l'interno, semplice come sciorinare l'ABC con un maestro paziente e preparato.


Sì, ama tutto di lui, dalla A alla Z.


FINE



Note finali: Non disturbatevi ad assumere espressioni scioccate, mi è bastata la faccia della Liz quando le ho passato il file XD (Impagabile, davvero.) Au revoir ^^.
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  • 2 comments

[info]melantomon

April 4 2009, 22:36:59 UTC 3 years ago

Beh, parliamone. XD
Questa è la prima Jobra che leggo e, parola mia, adesso mi vado a pucciare anche la seconda! XD
Devo ancora 'abituarmi' all'idea delle RP come si deve, ma devo dire che mi è davvero piaciuto questo Alfabeto. XD La S in particolare, ma soprattutto la H *-*
Però ormai ero troppo abituata alle Hlutzi! Adesso dovrò provare a non focalizzare Ibra solo con Hugh! (e Hugh? Sarà geloso?! *mmm*)
C'è da dire che Ibra si presta bene alle slash, eh! X'D

[info]el_defe

April 5 2009, 22:41:08 UTC 3 years ago

Grazie Mela *_* a mio parere la storia di Liz merita assai di più, quindi dalle un'occhiata *_*v
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